Sollecito nel suo libro: “Mi chiesero di mentire, di incastrare Amanda”

Continuano a trapelare indiscrezioni sul contenuto di “Honor Bound”, il libro di Raffaele Sollecito in cui l’ingegnere ricostruisce il suo racconto dell’omicidio di Meredith Kercher. Sollecito dice che il pm Mignini gli chiese di

 

Due dei personaggi legati all’omicidio di Perugia, quando fu uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher, continuano a far parlare di sé, soprattutto attraverso i libri che stanno per pubblicare. Sono Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i due “fidanzatini” assolti in secondo grado per l’omicidio di Meredith e che, nel tentativo di costruirsi una nuova vita, hanno deciso entrambi di raccontare le loro personali verità sul processo di Perugia in alcuni libri. Se c’è ancora da aspettare per conoscere la verità di Amanda, è pronta invece quella dell’ingegnere pugliese. Nel suo libro “Honor Bound”, che esce in questi giorni negli Stati Uniti, Sollecito scrive della notte dell’omicidio, di come lui avesse fumato con Amanda, e stando alle ultime indiscrezioni trapelate sul settimanale Oggi e su diversi quotidiani, descrive anche il “piano” del pm che fu proposto alla sua famiglia.

Il pm che Sollecito accusa è Giuliano Mignini - Sollecito parla di una trattativa voluta da un avvocato vicino alla pubblica accusa per convincerlo a fargli dire di non sapere cosa avesse fatto l’altra imputata, appunto Amanda, la sera dell’omicidio della Kercher. Lui l’avrebbe incastrata e in cambio sarebbe uscito prima dal carcere. Il pm che Raffaele accusa è Giuliano Mignini, descritto come un uomo che “sarebbe stato disposto anche a riconoscere che ero innocente se gli avessi dato qualcosa in cambio, incriminando Amanda”. Insomma, stando al suo racconto, Mignini sarebbe stato interessato a Sollecito solo come canale per arrivare ad Amanda e la sua famiglia avrebbe avuto questi contatti con il pm. È arrivata subito la categorica smentita di quest’ultimo che, senza entrare nel merito, ha detto di riservarsi ogni azione legale.

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Le minacce subite e le urla di Amanda -L’avvocato di Sollecito Giulia Bongiorno, racconta l’ingegnere, avrebbe voluto lasciare l’incarico per quanto appreso dalla famiglia del giovane. Nel libro Sollecito descrive anche le pressioni subite durante gli interrogatori, interrogatori minacciosi che lo spaventarono a morte. “Pensavo che la Polizia fosse fatta di onesti difensori della pubblica sicurezza, ma questi mi sembrava che si comportassero più come dei banditi”, rivela Sollecito. Racconta delle minacce subite (“Ti pesto a sangue”) e delle urla di Amanda interrogata in un’altra stanza.

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